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Le foreste

La superficie forestale nel nostro Paese ha raggiunto gli 11,8 milioni di ettari, interessando oltre il 39% della superficie del Paese. Negli ultimi trenta anni i boschi hanno conquistato oltre 3 milioni di ettari.
Questi numeri restituiscono uno scenario con luci e ombre, poiché la crescita delle nostre foreste non è certo il risultato di politiche mirate o di strategie per la conservazione della biodiversità quanto, piuttosto, dell’abbandono di territori che sono stati persi alla pratica agricola, quella di montagna in particolare, e di un più generale abbandono e spopolamento delle aree interne con economie locali che oggi non hanno un futuro.

L’abbandono delle aree rurali ha prodotto una crescita quantitativa a cui non ha corrisposto sempre una maggiore qualità del bosco e del paesaggio forestale, perché all’aumento della densità forestale ha corrisposto una forte riduzione del sottobosco, utilizzato anche per molte produzioni forestali non legnose che sono andate disperse. I nostri boschi, dunque, non sono in grado di produrre una efficace protezione del suolo, producono poco e non sempre offrono una reale garanzia di efficace conservazione della biodiversità.
Abbandono, politiche di riforestazione sbagliate e ritardi nella gestione forestale sostenibile ci restituiscono un patrimonio forestale che oggi ha bisogno di un nuovo progetto culturale e politico che metta al centro la montagna, le aree interne e le condizioni di vita di questi territori.

Le principali minacce alle nostre risorse forestali sono gli incendi boschivi, l’influenza delle fitopatologie e la presenza di specie aliene: ciò comporta un notevole danno ambientale che si concretizza nella perdita di diversità biologica dei suoli, nella perdita di gran parte dei servizi eco sistemici forniti dalle foreste, nella diminuzione della resilienza.

La nostra industria del legno è la prima in Europa, e gli arredamenti made in Italy sono apprezzati in tutto il mondo, ma a fornire la materia prima sono soprattutto i nostri vicini: Francia, Slovenia, Austria, Croazia e Svizzera. Siamo il primo importatore al mondo di legna da ardere, pellet e cippato con una spesa che si aggira intorno a 1 miliardo di euro all’anno. E’ necessaria, quindi, una proposta per il made in Italy per le foreste e la filiera boschiva che valorizzi le risorse nazionali attraverso una gestione anche economica delle nostre foreste.

Occorre partire dal nuovo ruolo che possono svolgere le popolazioni residenti per prevenire il dissesto idrogeologico e frenare gli effetti del cambio climatico, prevenire gli incendi boschivi e le patologie parassitarie che devastano e colpiscono i nostri boschi, ridurre la perdita di biodiversità e garantire i servizi ecosistemici, costruire una nuova e buona economia attraverso la valorizzazione e gestione della risorsa bosco.
Lo sforzo che dobbiamo compiere è quello di imboccare la strada della gestione forestale sostenibile (GFS), un modello in cui la gestione e l’uso delle foreste e dei terreni forestali avviene nelle forme e ad un tasso di utilizzo che consentono di mantenerne biodiversità, produttività, capacità di rinnovazione, per adempiere, ora e nel futuro, a rilevanti funzioni ecologiche, economiche e sociali, a livello locale, nazionale e globale, senza comportare danni ad altri ecosistemi.
Valorizzare il ruolo del bosco significa, infatti, essere consapevoli di quanto siano importanti le foreste, che forniscono ossigeno, cibo, principi attivi farmaceutici e acqua dolce, contrastano la desertificazione, aiutano a prevenire l’erosione del suolo, e svolgono un importante funzione come la stabilizzazione del clima contro il surriscaldamento globale, assorbendo ogni anno 289 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e fungendo da depositi naturali di carbonio.

Valorizzare i servizi ecosistemici che le foreste ci forniscono, frenare l’abbandono di molte aree interne, presidi fondamentali per la prevenzione degli incendi e contro il dissesto idrogeologico, sottolineare l’importanza e la possibilità della gestione forestale sostenibile secondo i criteri della selvicoltura naturalistica sono tutti elementi da sviluppare per rilanciare le possibilità di vita nelle nostre aree montane, oggi gravemente inficiate da processi di abbandono e degrado.

Alla luce delle differenti problematiche che interessano oggi il settore forestale italiano e in relazione agli impegni internazionali ed europei in tema di clima, energia, ambiente e sviluppo sostenibile, emerge la necessità di individuare concreti interventi di natura istituzionale ed operativa che possano essere messi urgentemente in campo, per trovare un nuovo equilibrio e restituire valore culturale, e di conseguenza economico, ambientale e sociale, al patrimonio forestale nazionale per la sua tutela, valorizzazione e gestione attiva.

Tale urgenza assume ancora più importanza in relazione alle conseguenti ripercussioni sul governo del territorio causate dalle importanti riforme istituzionali degli ultimi anni, che hanno visto la soppressione delle Comunità montane e delle Provincie, l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato, nell’Arma dei Carabinieri, e in vista dell’approvazione della nuova legge forestale di indirizzo nazionale.

E’ indispensabile, per la tutela e la valorizzazione del patrimonio forestale nazionale, ridare “valore al bosco” attraverso una nuova stagione politica che definisca interventi strategici e puntuali volti a coordinare le istituzioni competenti per garantire e promuovere un’azione congiunta ed efficace nell’interesse del Paese e della società. E’ urgente la necessità di riconoscere nella gestione attiva e razionale delle foreste, il principale strumento operativo e funzionale per la tutela, la salvaguardia e lo sviluppo sostenibile delle filiere produttive, ambientali e socio-culturali legate al patrimonio agrosilvopastorale nazionale, con particolare riferimento alle Aree interne del Paese.

 

Documenti e progetti collegati:

Forum: la bioeconomia delle foreste – Roma 20 novembre 2018

Carta di Bagno di Romagna

SEEMLA – Horizon 2020

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